Studi biblici basati sull'evidenza (EBBS) come meta-metodo

Una delle tensioni più significative presenti nella storia dell’interpretazione biblica consiste nella differenza tra l’analisi del testo e la costruzione di un sistema interpretativo attorno al testo. È precisamente in questo spazio che emerge Evidence-Based Biblical Studies (EBBS). Non come un’altra scuola teologica, ma come una metametodologia che esamina il processo stesso attraverso cui si giunge all’interpretazione. EBBS non chiede anzitutto: “Che cosa dobbiamo credere?”, bensì: “Sulla base di quali dati affermiamo che il testo significhi proprio questo?”

La differenza può sembrare sottile, ma in realtà modifica l’intera architettura del pensiero sulla Bibbia. La teologia classica molto spesso parte da un sistema di significati già definito, che viene poi confermato attraverso interpretazioni accuratamente selezionate del testo. EBBS inverte questa sequenza. Prima vengono i dati: lingua, struttura, contesto, varianti testuali, storia della trasmissione e continuità narrativa. Solo successivamente possono essere formulate ipotesi interpretative. In questo senso, EBBS opera in modo simile ai metodi evidence-based presenti nelle scienze empiriche: separa i dati dal modello esplicativo.

È proprio qui che assume particolare importanza l’affermazione evangelica secondo cui Gesù insegnava “come uno che ha autorità e non come gli scribi” (Mt 7,29; Mc 1,22). Da una prospettiva epistemologica, questa espressione contiene un’osservazione metodologica estremamente rilevante. Il problema non riguardava la conoscenza degli scribi in sé, ma il modo in cui essi gestivano l’interpretazione. La loro autorità derivava da complessi sistemi di commentari, tradizioni e scuole interpretative che gradualmente iniziarono a funzionare come un filtro più forte del testo stesso.

In molti momenti della storia, la teologia ha riprodotto esattamente lo stesso meccanismo. Pur dichiarando il principio secondo cui la Bibbia dovrebbe spiegare la Bibbia, la pratica interpretativa conduceva spesso alla situazione opposta: era il sistema teologico a spiegare la Bibbia. Il testo originario veniva subordinato a presupposti dottrinali preesistenti, mentre le tensioni presenti nel materiale di partenza venivano armonizzate prima di essere realmente analizzate. Di conseguenza, l’interpretazione cessava di essere una risposta ai dati e diventava un meccanismo di protezione del sistema.

EBBS cerca di interrompere questo processo ristabilendo la priorità dei dati rispetto alla costruzione interpretativa. Per questo motivo non è teologia nel senso classico, ma una metametodologia. Non crea un nuovo dogma, bensì analizza la qualità epistemica delle interpretazioni esistenti. Non interessa soltanto la conclusione finale, ma anche il percorso che conduce ad essa: quali dati sono stati utilizzati, quali elementi sono espliciti, quali impliciti, dove compare l’inferenza e dove l’interpretazione inizia a superare il materiale originario.

J.J. Tissot, The Pharisees and the Sadducees Come to Tempt Jesus | Wiki

In questo contesto, anche la metafora della luce assume un’importanza straordinaria. Nei Vangeli compare l’immagine del candelabro che “non viene posto sotto un recipiente”. Dal punto di vista di EBBS, questa metafora possiede anche una dimensione epistemologica. La Bibbia non è stata presentata come una conoscenza destinata esclusivamente a élite interpretative chiuse. Il testo doveva essere accessibile, udibile e analizzabile. Tuttavia, alcune tradizioni teologiche hanno portato a una situazione in cui il lettore comune ha cessato di avere un contatto reale con il testo stesso, ottenendo accesso soltanto ai suoi derivati interpretativi.

È proprio per questo che EBBS sottolinea con tanta forza la separazione tra il livello dei dati e quello della ricezione. La ricezione storica è un importante materiale di studio, ma non può sostituire automaticamente la fonte. Un’interpretazione secolare non diventa una prova semplicemente perché è stata ripetuta molte volte. La metametodologia EBBS non rifiuta la tradizione, ma la considera uno degli oggetti di analisi, così come vengono analizzate le varianti manoscritte, le strutture linguistiche o i processi di trasmissione.

Questo approccio conduce anche a una trasformazione del concetto di autorità. Nei sistemi teologici classici, l’autorità deriva spesso dalla continuità di una scuola interpretativa o di un’istituzione. In EBBS, invece, l’autorità si sposta verso la trasparenza del processo di ricerca. La forza di un’interpretazione non deriva dalla posizione dell’interprete, ma dalla qualità delle prove e dalla proporzionalità delle conclusioni rispetto ai dati disponibili.

Per questo motivo EBBS non combatte la teologia in quanto tale. Piuttosto, cerca di limitare le situazioni in cui il sistema interpretativo inizia a dominare il testo a tal punto che la Bibbia smette di essere una fonte reale e diventa soltanto una giustificazione simbolica di una costruzione precedentemente stabilita. 

In questo senso, la metametodologia EBBS svolge la funzione di controllo epistemico sull’interpretazione religiosa.

Si potrebbe dunque affermare che la differenza tra teologia ed EBBS assomiglia alla differenza tra costruire una mappa e analizzare la qualità della mappa stessa. La teologia crea modelli di significato. EBBS verifica se il percorso che conduce a tali modelli sia stato metodologicamente onesto, trasparente e proporzionato rispetto ai dati disponibili. Non chiede anzitutto se un’interpretazione sia dottrinalmente attraente, ma se emerga realmente dal testo stesso.

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