Nell’approccio Evidence-Based Biblical Studies (EBBS), la deduzione occupa un posto chiaramente definito all’interno dell’intero processo di ricerca. Non avvia l’analisi né la domina. Funziona come una fase di controllo logico che interviene solo dopo che il materiale delle fonti è stato accuratamente organizzato e che i dati sono stati chiaramente distinti dall’interpretazione. Il suo compito non è creare significato, ma verificare se un determinato significato segue realmente dalle premesse accettate.
Il processo EBBS può essere descritto come una sequenza di passaggi consecutivi. Anzitutto vengono identificati i dati: la formulazione del testo in testimoni specifici, le varianti manoscritte, le forme grammaticali, la struttura sintattica, il contesto letterario e gli usi lessicali attestati nel corpus. Questa fase è il più possibile descrittiva. I dati sono ciò che può essere indicato, confrontato e verificato, senza introdurre spiegazioni che vadano oltre il materiale stesso.
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Rembrandt, Landscape with the Good Samaritan, Czartoryski Museum Public Domain | wikipedia |
Solo su questa base vengono formulate le premesse. Una premessa è un enunciato inserito nell’argomentazione. Può essere descrittiva (“nel versetto compare una forma di aoristo”) oppure interpretativa (“in questo contesto l’aoristo indica un’azione compiuta”). La distinzione tra dati e premesse è fondamentale: i dati esistono indipendentemente dal nostro ragionamento, mentre le premesse sono elementi della sua costruzione. Ogni premessa richiede una giustificazione nei dati.
In questa fase interviene la deduzione. Se dalle premesse accettate segue logicamente una determinata conclusione, siamo di fronte a una conclusione necessaria. Se invece esiste una lacuna tra le premesse e la conclusione, l’inferenza non è deduttiva ma ipotetica. La deduzione in EBBS funziona quindi come un filtro formale: verifica se il passaggio dalle premesse all’affermazione finale è logicamente obbligato o soltanto probabile.
È inoltre importante sottolineare che la deduzione non sostituisce altre forme di ragionamento. In EBBS sono presenti elementi di induzione (riconoscimento di schemi in più testi) e di abduzione (proposta della spiegazione più economica). La deduzione, tuttavia, ne stabilisce i limiti. Permette di indicare con chiarezza i livelli di certezza: ciò che segue necessariamente, ciò che è più probabile e ciò che rimane un’ipotesi di lavoro.
Spesso il ruolo della deduzione è negativo. Più che confermare costruzioni interpretative elaborate, dimostra che una determinata conclusione non deriva dal testo perché manca una premessa necessaria. Questo tipo di limitazione può essere metodologicamente più prezioso dell’espansione dei significati. Protegge dalla confusione tra il livello dei dati e quello della narrazione teologica o della tradizione successiva.
Nel processo complessivo dell’EBBS, la deduzione compare quindi dopo la raccolta e l’organizzazione dei dati e dopo la formulazione di premesse chiaramente giustificate. Non avvia l’interpretazione né la chiude in senso ideologico. Si limita a segnare il confine di ciò che segue necessariamente dal testo. In un contesto accademico in cui la pressione della tradizione, dell’intuizione e delle aspettative comunitarie può essere forte, questa funzione stabilizzatrice rappresenta un elemento essenziale della trasparenza metodologica.
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